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La Scala Lidia

Abbiamo visto come vi sia una strettissima relazioen tra gli accordi e le scale, ma abbiamo anche notato coe non sia sempre facilissimo trovare la scala relativa ad un determinato accordo. Infatti, ad esempio , nel caso della triade maggiore abbiamo notato come l scala maggiore soddisfi gran parte dei requisiti richiesti ma non tutti interamente. Abbiamo notato come vi fosse una dissonanza in merito alla 4° nota della scala che andavamo a suonare. Eravamo anche arrivati alla conclusione che questo problema è causato dall'eccessiva vicinanza tra il 3° ed il 4° grado della scala, che si trovano ad un solo semitono di distanza. Una soluzione può essere quella di "innalzare" il 4° grado della scala di un semitono per evitre la dissonanza. Otterremo una scala contenente le note:

I DO
II RE
III MI
IV FA#
V SOL
VI LA
VII SI
VIII DO


I semitoni si trovano adesso tra il 4 ed il 5 grado e tra il 7 e 8 grado della scala. Questa sala, che risulta interamente consonante rispetto alla triade maggiore si chiama LIDIA, e si presenta comeuna scala più aperta, allegra rispetto alla scala maggiore. Facciamo subito una considerazioen su questo risultato che abbiamo ottenuto, la scala lidia è esattamente uguale alla scala di sol maggiore. POssiamo dunque intendere la scala lidia in due diverse maniere:

Come una scala maggiore con il 4° grado innalzato di un semitono
come una scala con le stesse alterazioni di una scala maggiore situata una 4 più in basso.
Tutto ciò ci ha fatto capire che su un accordo di DO, ad esem pio, è possibile suonare una scala di SOL maggiore. Ecco i primi rudimenti di armonia che incontriamo. provate adesso voi a identificare quali sono le scale che stanno perfettamente sulle altre triadi costruite sullealtre restanti note.

Costruisci le scale LIDIE di:

SOL
FA
RE
MIb
LAb
REb
SI
FA#
E poi trascrivile sul pentagramma. Confrontale poi con le scale lidie nelal sezione dedicata ai diagrammi delle scale sulla chitarra.



Accordi e scale : Triadi Minori

In musica, com'è ovvio, esiste uno stretto rapoprto tra un accordo e le scale; possiamo infatti trovare per ogni singolo accordo una scala corrispondente. Trovare la scala corrispondente significa trovare una scala che, suonata sull'accordo, esprima una sonorità, una nota dietro l'altra senza mai creare dissonanze o stonature nell'armonia con l'accordo di base. In altre parole, una scala, suonata insieme ad un accordo, deve dare una sensazione di consonanza. Nel caso della triade vista nella lezione precedente verrebbe subito da pensare alla scala maggiore, ed in effetti sulla triade maggiore la scala maggiore suona benissimo se non fosse per un piccolo particolare. Tutto fila liscio se suonate un accordo di Do e la scala di Do maggiore per i primi 3 tasti, arrivati al 4 grado abbiamo un picoclo problema; se suonate questa nota, facendola durare un minimo o enfatizzandola, questa nota stona nell'insieme e si crea una situazione di dissonanza. Questa sensazione di dissonanza è dovuta dalla presenza della 3 maggiore nella scala che, trovandosi ad un solo semitono dalla 4, crea questa situazione dissonante. Per evitare questa dissonanza possiamo dunque:

Suonare la scala maggiore evitando la 4°
suonare la scala maggiore con la 4° solo di passaggio, senza dunque sostare sulla nota
utilizzare una scala diversa dalla scala maggiore.
Quest'ultima opzione è proprio il fulcro della questione che si sta pian piano aprendo. Parleremo nelle prossime lezioni più approfonditamente della relazione tra accordi e scale, per adesso fermiamoci un attimo qui. Parliamo di un altro argomento, le TRIADI MINORI.

Le triadi minori sono formate da una 3 minore (es: DO - MIb), ed una maggiore (es: Mib -SOL). L'intervallo che intercorre tra la fondamentale e la quinta è un intervallo di quinta giusto. Le note che costruiscono la Triade minore, a differenza della triade maggiore, sono la prima, la terza e la quinta della scala MINORE costruita sulla stessa tonica della scala. Bene, proviamo adesso, visto che siamo in tema di relazione tra scale ed accordi, a trovare la scala relativa ad una triade minore. Il pensiero corre subito verso la scala minore naturale, come correva subito verso la scala maggiore nel caso della triade maggiore. Dopo una breve verifica possiamo tranquillamente veificare come abbiano , la scala minore naturale e la triade, sonorità molto somiglianti avendo in comune tre note. Ma anche qui sorge il medesimo problema della triade maggiore, abbiamo infatti una nota fortemente dissonante rispetto all'accordo; si tratta questa volta però della 6° nota della scala minore naturale. Ciò è dovuto dalla presenza, nella triade, della 5°giusta che si trova ad un solo semitono di distanza dalla 6° e quindi fortemente dissonante. Suonandole insieme si crea un momento di forte tensione. Anche qui le vie per evitare le dissonanze sono le medesime vie che abbiamo utilizzato poco sopra per la triade maggiore, ed anche qui quella che più ci interesssa è trovare una scala minore che non abbia dissonanze rispetto alla triade minore.

Stiamo già vedendo, con questi semplici passi, come non sia così "diretto" il rapporto che sorge tra un Accordo e la sua scala corrispettiva in quanto le distanze delle note spesso ci obbligano a cercare vie alternative (altra scale), o suonare le dissonanze sotto forma di "sincope" o di "nota accentata" o di passaggio.

Nel corso delle prossime lezioni cercheremo, per quanto possibile, di far luce su questi problemi nel modo più chiaro possibile.



Le Scale Greche

Nella lezione precedente, abbiamo visto come se suoniamo la scala maggiore a partire da note diverse ripetto alla tonica della scala, si possano ottenere delle scale con sonorità diverse; ciò è dovuto al fatto che incontriamo i semitoni in posizioni diferenti rispetto a quelli della scala maggiore. FAcciamo un esempio suoniamo la scala di Do MAggiore partendo dalla nota del Re avremo:

- RE MI FA SOL LA SI DO RE

In questo caso i semitoni si trovano tra il 2° ed il 3 grado e tra il 6 ed il 7# grado della scala. Se suoniamo questa scala dando molta importanza alla nuova tonica , il RE, notiamo subito come l'efetto sia ben diverso da quello della scala maggiore. Se continuaiamo a costruire la scala maggiore di Do partendo dal 3 grado il Mi o dal 4 il Fa o dal 5 il SOl e così via, otterremo sempre scale differenti. Ne otterremo un massimo di 7, tanti quanti sono i gradi che compongono la scala maggiore che abbiamo visto nella lezione precedente. Queste 7 scale che siamo riusciti a costruire, hanno dei nomi che si rifanno alla grecia antica, per questo motivo chiamate scale greche, andiamo a riassumerle e comprenderle meglio:

Scala IONICA DO RE MI FA SOL LA SI DO
Scala DORICA RE MI FA SOL LA SI DO RE
Scala FRIGIA MI FA SOL LA SI DO RE MI
Scala LIDIA FA SOL LA SI DO RE MI FA
Scala MISOLIDIA SOL LA SI DO RE MI FA SOL
Scala EOLIA (minore naturale) LA SI DO RE MI FA SOL LA
Scala LOCRIA SI DO RE MI FA SOL LA SI



Abbiamo dunque visto come sia possibile costruire altre 7 scale diferenti partendo da ogni singolo grado della scala maggiore utilizzando sempre le distanze che abbiamo imparato per la costruizione della scala maggiore di DO. Le scale non bisogna impararle a memoria...bisogna saperle costruire....

Torneremo in maniera più dettagliata nelle prossime lezioni a parlare di ognuna di queste scale guardandone anche l'utilizzo oltre che la composizione.



La Scala minore Naturale

La scala minore naturale è una scala diatonica che si costruisce usando 5 intervalli di TONO e 2 intervalli di Semitono; questi ultimi si trovano tra il II ed il III grado della scala e t5ra il V ed il VI grado della scala. Prendiamo come esempio la scala mi DO MINORE NATURALE, essa è formata da:

DO RE MIb FA SOL LAb SIb
I II III IV V VI VII

Se confrontiamo questa scala appena riportata con la SCala Maggiore che ha la stessa tonica, notiamo come le due scale hanno 3 note differenti; infatti la SCALA MINORE NATURALE è una SCALA MAGGIORE A CUI SIANO STATI ABBASSATI DI UN SEMITONO IL III; IL VI ED IL VII GRADO DELLA SCALA. Queste tre note abbassate rendono la sonorità allegre della scala maggiore come più tristi o melanconiche.

Ecco ome abbiamo costruito la scala di DO MINORE NATURALE, abbassando di un semitoono il III il VI ed il VII grado della scala. Partendo da ogni singola tonica delle scale maggiori, provate adesso voi a costuire le Scale minori naturali rispettiva utilizzando il metodo appena illustrato.. Ecco le distanze in cui si trovano le note della scala minore naturale:

Se spostiamo le misure della scala di La minore natuale in do otteniamo la scala di do minore:

Nell'esempio precedente, abbiamo voluto costruire la Scala di DO minore naturale; a questo punto potremmo costruire tutte le scale minori naturali che ci piace e pare. Costruiamo ad esempio adesso la SCALA DI LA MINORE NATURALE. Abbassando di un semitono il terzo, il sesto ed il settimo grado della scala di LA Maggiore otteniamo:

LA SI DO RE MI FA SOL LA
I II III IV V VI VII VIII

Possiamo subito notare come questa scala, LA SCALA DI LA MINORE NATURALE, sia una scala che non presenta nessuna alterazione, cioè non ha nessuna nota in DIesis o Bemolle, proprio come la scala di DO Maggiore (RICORDATE?). Questa osservazione della mancanza totale di alterazioni nella scala di LA MINORE NATURALE, non è così dfa prendere sottogamba, in quanto da essa deduciamo che la Scla di LA Minore n aturale, altro non è che una scala Maggiore costruita un un altro grado della scala come quelle viste nelle lezioni precedenti a questa, esattamente si tratta della SCALA EOLIA. Proviamo infatti a confrontare le due scale di DO MAGGIORE e di LA MINORE NATURALE:

DO MAGGIORE DO RE MI FA SOL LA SI DO

LA MINORE NATURALE LA SI DO RE MI FA SOL LA

La Scala minore naturale, viste le coincidenze che lo schema superiore ci riporta, possiamo tranquillamente dire che altro non è che una scala maggiore costruita partendo dal VI grado di una qualsiasi scala maggiore. E non essendo altro che una scala maggiore costruita partendo da Sesto grado della scala stessa, anche per la scala minore naturale è possibile applicare il già visto Circolo delle Quinte, ottenendo tutte le alterazioni in senso ascendente o discendente di ogni singola scala minore naturale, procedendo ad intervalli di quinta. Vogliamo qui per semplicità riportare uno schema di quelle che sono le alterazioni in Bemolle ed in DIesis della varie Scale

SCALE CON BEMOLLI (b)

RE MINORE NATURALE SIb
SOL MINORE NATURALE SIb MIb
DO MINORE NATURALE SIb MIb LAb
FA MINORE NATURALE SIb MIb LAb REb
SIb MINORE NATURALE SIB MIb LAb REb SOLb
MIb MINORE NATURALE SIb MIb LAb REb SOLb DOb


SCALE CON DIESIS (#)

MI MINORE NATURALE FA#
SI MINORE NATURALE FA# DO#
FA# MINORE NATURALE FA# DO# SOL#
DO# MINORE NATURALE FA# DO# SOL# RE#
SOL# MINORE NATURALE FA# DO# SOL# RE# LA#
RE# MINORE NATURALE FA# DO# SOL# RE# LA# MI#
LA# MINORE NATURALE FA# DO# SOL# RE# LA# MI# SI#

Bene, adesso non vi resta che ricostruire voi le scale minori naturali calcolandone tutte le alterazioni e poi trasportarle sul vostro strumento e provare a suonare cosa ne è venuto fuori...



Il Circolo delle quinte

Bene, abbiamo nella lezione precedente visto come si costruisce la scala maggiore e quali siano le distanze per costuire tutte le altre partendo dalla nota che si vuole. Quella nota di Partenza, prende il nome di Tonica, ed è la nota che da il nome alla scala. Le varie note che compongono la scala maggiore, o qualunque scala diatonica, sono dette gradi della scala, vengono indicate con dei numeri romani e possono così riassumersi:

I - TONICA (Che da il nome alla Scala)
II - SOPRATONICA
III - MEDIANTE o CARATTERISTICA ( é la nota che determina se la scala è maggiore o minore)
IV - SOTTODOMINANTE
V - DOMINANTE
VI - SENSIBILE
VII - SETTIMA
VII - OTTAVA = TONICA
Questi sono i 7 Gradi della scala maggiore, dai quali è possibile costruire altrettante scale e modi.


Abbiamo visto anche nella lezione precedente cosa si intende per intervallo, cioè la distanza tra due note. Gli intervalli posono errese INTERVALLI DI PRIMA (se comprendono un Tono), INTERVALLI DI SECONDA ( se comprendono due Toni), di TERZA e così via. Facciamo il caso che noi ci troviamo sulla nota di Do e volessimo spostarci di un intervallo di quinta, ci basta spostarci di 5 tasti, contiamoli....DO....RE....MI....FA.....SOL. Simao finiti sul SOL. Wow, abbiamo appena fatto un intervallo di Quinta DO - SOL. Partendo da qualsiasi altra nota si possono creare tutti gli intervalli che si voglino fino alla distanza dell'ottava successiva. La scaelta dell'intervallo di quinta nell'esempio di cui poco sopra non è stata casuale, serve ad introdurre l'argomento del CIRCOLO DELLE QUINTE. Il circolo delle quinte è un sistema che ci permette di calcolare, spostandoci ad intervalli di quinta, ascendenti o discendenti, le varie alterazioni nelle varie scale che andremo a costruire. Mi spiego meglio. Partiamo dal DO e spostiamoci di un intervallo di quinta ascendente , troviamo il SOL. Ora da questa nota, costruiamo, con la formula del tono tono semitono tono tono tono semitono, la scala di sol e noteremo come presenterà un Diesis# il FA. Spostandoci invece, sempre dal DO, di un intervallo di quinta dicendente, incontraremo il Fa, che presenta invece un Bemolle (b) il SI. Quindi procedendo per un altro intervallo di quinta dal sol in senso ascendente incontreremo il RE; La scala di RE presenta due alterazioni DIesis, il FA# ed Il DO# . Spostandoci di un altro intervallo di quinta partendo dal re abbiamo la nota di LA; la scala di LA Maggiore presenta 3 alterazioni Diesis # il FA# il DO# ed il SOL#. E così via, otterrete, spostandovi sempre per intervalli di quinte, tutte le scale alterate con i diesis se procedete in senso ascendente, alterate con i bemolle se procedete in senso discendente. Questo è lo schema delle varie scale che costruirete, provate anche voi a costruirle:

SCALE CON #

SOL MAGGIORE HA: 1# - FA #
RE MAGGIORE HA : 2# - FA# - DO#
LA MAGGIORE HA : 3# - FA# - DO# - SOL#
MI MAGGIORE HA: 4# - FA# - DO# - SOL# - RE#
SI MAGGIORE HA: 5# - FA# - DO# - SOL# - RE# -LA#
FA# mAGGIORE HA: 6# - FA# - DO# - SOL# - RE# -LA# - MI#
DO# mAGGIORE HA: 7# - FA# - DO# - SOL# - RE# -LA# - MI# - SI#

Quello che abbiamo appena indicato è lo schema del circolo delle quinte in senso ascendente costruito pertendo dalla nota di DO, provate adesso voi a costruire quello discendente per ricavare tutti i bemolli presenti nelle varie scale e partendo da tutte le note diverse dal Do, questo tipo di esercizio è necessario per la comprensione piena del cicolo delle quinte, pilastro fondamentale dell'armonia.



La durata delle note


Non abbiamo visto come si indica la DURATA della nota stessa, ovvero quanto nel tempo che batte deve durare la nota suonata (un'intera battuta, la metà etc...). Per indicare la durata delle note si utilizzano altri segni convenzionali ognuno indicante una durata differente ed ovviamente chiamato con un nome diverso. Vediamo quali sono:
SEMIBREVE
MINIMA
SEMIMINIMA
CROMA
SEMICROMA
BISCROMA
SEMIBISCROMA
Come si può vedere nello schema precedente i valori espressi da questi simboli sono tutti in rapporto di 1:2, ovvero 1 semibreve vale quanto 2 minime, 1 minima vale quanto 2 semiminime e così via. I valori espressi in 4 significano che in un MISURA di 4/4 (quanto una semibreve), possiamo suonare 2 note da 2/4 o 4 da 1/4 o 8 da 1/8 etc etc. Non è difficilissimo come discorso anche se quando vi addentrate nelle biscrome, o per chi sapesse suonarle nelle semibiscrome, la cosa si complica un pochettino di più. Nella musica, così allo stesso modo quando parliamo , emettiamo di suoni e dei silenzi tra un suono e l'altro; in un tempo che scorre bisogna tener presente anche questo. Per indicare queste interruzioni del flusso sonoro utilizziamo delle pause , eccone lo schema:

Tutti i simboli grafici utilizzati finora hanno un rapporto , come prima detto, di 1:2, per ottenere note che esprimano rapporti differenti o che siano di durata maggiore di 4/4 si usano altri simboli differenti; il PUNTO e la LEGATURA. Il punto è un piccolo puntino che si disegna subito dopo la nota a cui si riferisce e serve ad aumentarne il valore della metà del valore della nota stessa. Ad esempio se una nota vale 2/4, con il punto vale 2/4 + 1/4 = 3/4. Il punto può anche riferirsi ad una pausa. Il suo simbolo grafico è il seguente:

Esistono anche il PUNTO DOPPIO ED IL PUNTO TRIPLO che aumentano sempre di conseguenza il valore della metà; il primo della nota originaria mentre i successivi della durata del punto precedente. E' così raro incontrarli che potete scordarveli tranquillamente a parte a scuola non li incontrerete mai nella vita.

Per quanto riguarda invece la legatura è quella linea curva, graficamente, che unisce due o più note e viene posta sopra o sotto le note interessate dalla legatura.

Abbiamo diversi tipi di legatura musicale che operano diversamente a seconda delle note interessate che toccano. Quella della foto qui sopra è la LEGATURA DI VALORE che collega due note della stessa altezza sul pentagramma e funziona com il segno + in matematica, ovvero il valore della prima nota e della seonda vengono sommati (se abbiamo 2 note da 2/4 ne suoniamo ininterrottamente 1 da 4/4). Il secondo tipo di legatura che incontriamo è la LEGAUTRA DI PORTAMENTO che unisce due note su altezze diverse; in questo caso le due note devono essere suonate legate una dopo l'altra il più strettamente possibile. La legatura di PORTAMENTO viene rappresentata così ad esempio:

Ultimo tipo di legatura che incontriamo è la LEGATURA DI FRASE, che è posta su tutta una frase musicale (per frase si intende una successione ordinata di note con un certo gusto), ed ha semplicemnte la funzione di aiutare l'esecutore a comprendere meglio il senso musicale della frase, dove inizia, dova finisce, dove prendere un respiro e così via.



Le Note ed il Pentagramma

Abbiamo visto nelle lezioni precedenti cosa si intende per suono e quli sono l sue caratteristiche, facendo una breve introduzione anche al sistema ben temperato, alle frquenze udibili dall'orecchio umano ed alle note. Vediamo adesso come si possono trascrivere tutti questi suoni nello spartito. I suoni vengono identificati all'interno dello spartito da alcuni segni convenzionali, che tutti avrete sicuramente visto nella vita, scritti al altezze diverse (più alti se sono più acuti e viceversa). Questi segni convenzionali, che chiamiamo note, vengono trascritti sul pentagramma che è quel sistema composto da 5 linee e 4 spazi (così si chiamano), che ci permette di identificare quste note. Facendo dei rpidi calcoli e considerando he abbiamo solo 5 linee e 4 spazi, ci rendiamo subito conto di quanto in realtà il pentagramma altro non sia che una "finestra" in una piccola porzione di frquenza, per l'esattezza quelle che vanno da 20 a 20.000 Hz. Vediamo le linee e gli spazi ed assegniamo loro dei nomi:


Bene, queste sono le note che tutti noi conosciamo inserite nel pentagramma e ci indicano una scala cromatica di note partendo dal Mi e terminando nel Fa. Ovviamente è possibile salire e scendere ulteriormente uscendo fuori dal pentagramma con l'ausilio dei cd. Tagli addizionali, che altro non sono che delle linee aggiuntive (e quindi anche uleriori spazi), che si vanno ad aggiungere alle classiche 5 linee. Il criterio base è che se i tagli addioznali vengono fatti nella parte alta del pentagramma, dopo il FA, è perchè si vuole raggiungere una frequenza più alta, sotto il MI per raggiungere una più bassa.
Come dicevamo poco sopra, il pentagramma altro non è che una finestra in una determinata frequenza; viene quindi da chiederci come facciamo a capire su che frequenza ci troviamo? Ci viene in aiuto la CHIAVE, nel caso dell'immagine e nel caso della chitarra visto che si tratta di una scuola di chitarra, la Chiave di Violino (o chiave di SOL) ed è il rigo all'interno del circoletto della chiave ad indicare la nota (guardate dove si intersecano la chiave di violino e il rigo del SOL). Ma la chiave di sol non è però l'unica chiave esistente, abbiamo infatti diversi tipi di chiavi che, venendo poste all'inizio del pentagramma, ci sono di ausilio per capire in che frequenza ci troviamo.

I nomi delle Chiavi vengono desunti dalle note indicate dai due puntini che si disegnano sulla chiave; posti sul rigo della nota danno il nome alla chiave. Rispettivamente possiamo dire che il DO della CHIAVE DI DO è il primo DO che si incontra sotto il LA alla frequenza di 440 Hz, il FA della CHIAVE di FA è il primo FA che si incontra sotto il DO della chiave di DO mentre il SOL della chiave di SOL è il primo SOL che si incontra sotto il LA a 440 Hz. Le altre note venono identificate di conseguenza; ogni volta che saliamo da un rigo allo spazio successivo, o viceversa, abbiamo un cambio di nome della nota. Ricordate bene questo passaggio AD OGNI INNALZAMENTO O ABBASSAMENTO ABBIAMO UN CAMBIO DI NOME DELLA NOTA. Questo passaggio è molto uimportante, adesso non ne possiamo spiegare fino in fondo il motivo ma possiamo anticiparvi un'altra regola da non dimenticare "una scala, per esser una scala, non può mai contenere due notecon lo stesso nome". A tempo debito spiegheremo il perchè.

LA chiave di SOl indica una porzione acuta dello spazio sonoro; in questa chiave leggono infatti la chitarra ovviamente, il flauto, le voci femminili etc, ed è proprio il LA posto sopra il SOL della chiave di SOL il LA a 440Hz a cui ci riferivamo prima (il LA che in altre parole serve ad intonare gli strumenti. La chiave di Violino (SOL), puòavere una sola posizione mentre la chiave di FA e la chiave di DO ne possono assumere diverse a seconda dell'altezza (rigo) cui vengono poste.

La CHIAVE DI FA può assumere 2 diverse posizioni:

CON IL FA SUL 3° RIGO - CHIAVE DI BASSO
CON IL FA SUL 4° RIGO - CHIAVE DI BARITONO
LA CHIAVE DI DO può assumere invece 4 diverse posizioni:

CON IL DO SUL 1° RIGO - CHIAVE DI SOPRANO
CON IL DO SUL 2° RIGO - CHIAVE DI MEZZOSOPRANO
CON IL DO SUL 3° RIGO - CHIAVE DI CONTRALTO
CON IL DO SUL 4° RIGO - CHIAVE DI TENORE
Il DO che si trova sul primo taglio addizionale sopra la chiave di basso corrisponde come altezza al DO che si trova sul primo tagli addizionale posto sotto la chiave di violino. Qusta nota è comune a tutte le voci ed a tutti gli strumenti e viene detta DO CENTRALE. Alcuni struementi, tra i quali il pianoforte, fanno uso del doppio pentagramma che racchiude sia la chiave di violino che quella di basso.



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